Data pubblicazione: 19/08/2008 | SPETTACOLO
La lingua salentina incontra quella napoletana, a Lecce, nell’anfiteatro romano
«Li cunti te lu Pietru Lau» è lo spettacolo che la fondazione «Tito Schipa» porterà di scena giovedi 21 agosto a Lecce. Lo stesso spettacolo verrà proposto a Torre Pali, marina di Salve e poi a Gallipoli, per la regia di Antonio De Carlo.
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><strong>LECCE</strong> | La
fondazione «Tito Schipa» di Lecce, in collaborazione con
il comune e la compagnia Scenastudio, hanno prodotto uno spettacolo
dal titolo «I cunti te lu Pietru Lau», di scena giovedì
21 agosto, alle 21, presso l’anfiteatro romano di Lecce. Uno
spettacolo tratto dai «Canti dell’autra vita» di
Giuseppe De Dominicis, che vedrà protagonisti, in uno
straordinario esperimento di contaminazione linguistica
salentino-partenopea, gli attori <strong>Carla Guido</strong> e <strong>Nello
Mascia</strong>. Le musiche sono state composte da <strong>Admir Shkurtaj</strong> ed eseguite dell’orchestra sinfonica dell’Ico di Lecce, diretta
per l’occasione dal maestro <strong>Ermir Krantja</strong>. La regia e
l’allestimento scenico è stata affidata ad <strong>Antonio De
Carlo</strong>. Dopo la data leccese, lo spettacolo sarà a Torre
Pali, marina di Salve, venerdì 22 agosto e a Gallipoli sabato
23 agosto.</p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">La precedente esperienza
di allestimento dello spettacolo da parte di Scenastudio ha avuto una
grande risonanza, sia di pubblico che di critica, per il metodo
utilizzato nel trattare questo particolare testo poetico in vernacolo
salentino e per la sua messa in scena. «La lingua salentina
diventa poetica, recupera il suo valore culturale, libera finalmente
dalla durezze della scrittura a volte triviale di molti testi
teatrali, e si innalza orgogliosamente a lingua colta e degna di
diffusione, capace di rappresentare profondamente emozioni e
sentimenti», spiega il regista De Carlo. «La festa del
patrono, essenza della vita di una comunità ed espressione non
solo di fede religiosa, sottolineata ed allietata dalla banda
musicale, strumento di mediazione tra la musica colta e la sua
diffusione tra le classi popolari, ci è sembrato il luogo più
adatto in cui ambientare la narrazione».</p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Da questo esperimento è
nata l’esigenza di cimentarsi nell’approfondire maggiormente il
percorso intrapreso e tentare qualcosa di più audace, dopo il
primo allestimento: contaminare lo spettacolo, e quindi il testo e la
sua narrazione, con l’inserimento di un’altra lingua, quella
napoletana, e l’uso di un’orchestra sinfonica. «Abbiamo
pensato al maestro Nello Mascia per la contaminazione linguistica, e
all’orchestra sinfonica della Fondazione Tito Schipa di Lecce per
la esecuzione della parte musicale. Il risultato di tale audacia
dovrà essere non un concerto per orchestra e voci recitanti,
ma uno spettacolo teatrale e musicale dove ogni elemento, attoriale,
linguistico, musicale e l’insieme dovranno avere l’ardire di
costruire emozioni. Noi crediamo infatti vivamente nel valore della
nostra lingua e della sua capacità comunicativa, e alla
necessità di non perdere la forza espressiva delle sue parole
e, anzi, auspichiamo che altri progetti sul dialetto salentino siano
ambasciatori della sua diffusione».</p>