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UFFICIO RECLAMI
Data pubblicazione: 08/04/2009 | CRONACA
LECCE | Un controllo dei carabinieri scopre un cinese già espulso dalla questura di Lecce
Espulso dal questore di Lecce, va in Toscana.
Cinese 37enne viene arrestato dai carabinieri
Nei guai un cinese di 37 anni che fu espulso quando venne a Lecce. Ma dall'Italia non se n'è mai andato. Anzi, ha continuato a lavorare con altri compari nei laboratori di Montemurlo, un comune che si trova in provincia di Prato, in Toscana. Arrestato dai carabinieri.

LECCE | Da clandestino a Lecce, viene espulso dal questore. Ma lui, e due altri, dall'Italia non se ne sono mai andati e ora sono stati arrestati. In manette arrestato (fuori dal leccese, dai carabinieri del comando di Montemurlo, comune in provincia di Prato, in Toscana), è finito L.G.X., 37enne, che è stato arrestato assieme a C.S.M., di 46 anni, e H.F.X., di 38 anni, di Fujian.

La Questura di Lecce nei confronti del primo emise un decreto di espulsione firmato dal questore, mentre gli altri due furono oggetto dello stesso provvedimento, ma a firma delle questure di Prato e Mantova. Sono solo tre clandestini di cinque cinesi che sono stati ritenuti inosservanti degli ordini di espulsione. Nel corso della stessa operazione, i carabinieri del luogo hanno arrestato anche Q.F., 40enne, titolare della ditta «Confezione Chang Fu», e L.C., 37enne, che invece è titolare della ditta «Confezione Nico».

In tutto, dunque, gli arresti sono cinque, e a questi si è arrivati a seguito di un blitz che i militari hanno realizzato all'interno di due laboratori gestiti appunto dai cinesi. Fra l'altro, il nucleo carabinieri dell'ispettorato del lavoro e dell'Insp di Prato, assieme alla polizia municipale li hanno sorpresi nella notte e ora dovranno rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I due titolari delle ditte sono stati denunciati per numerose violazioni urbanistiche.

Per aver, cioè, creato senza autorizzazione opere infrastrutturali all'interno degli opifici che sono stati sequestrati insieme a 48 macchinari. Ma non è tutto. Perché a lavorare in nero nei locali c'erano pure 16 altri operai. Il cinese proveniente da Lecce e gli altri due cinesi rischiano una condanna ad una pena detentiva da sei mesi ad un anno, scontata la quale riceverebbero un nuovo decreto di espulsione (in questo secondo caso disposto dal Giudice) e un nuovo invito a lasciare l’Italia.

 

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