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LECCE | È ritornato anche quest'anno l'appuntamento con i prodotti genuini e convenienti dei coltivatori salentini. Si è concluso nella mattinata di oggi «Il Mercato di Campagna amica», organizzato da Coldiretti approdato per la prima volta a Martano, sabato 7 febbraio, nell'ambito della Festa della Candelora, e come sempre anche a Lecce, nella giornata di oggi, dalle 9 alle 13, in piazzetta Bottazzi, davanti al vecchio ospedale Vito Fazzi. Tanti i prodotti genuini, rigorosamente «Made in Salento», che sono stati esposti con la possibilità di acquistarli direttamente dai coltivatori a prezzi convenienti: ortaggi, frutta di stagione, formaggi freschi e stagionati, ortaggi e verdure sottolio, miele e conserve, olio extravergine, vino e tante altre prelibatezze. Centinaia di persone si sono recate per acquistare direttamente il prodotto, lasciando da parte, almeno per un giorno, i vari centri commerciali e i supermarket. In particolare, nella giornata di oggi, le promozioni hanno interessato una serie di prodotti freschi appena raccolti e di tipicità del territorio, che per l'occasione sono stati venduti a prezzi convenientissimi: arance a 70 centesimi, carciofi con lo sconto del 50 per cento, pomodorini biologici a 2 euro, funghi cardoncelli a 7 euro e 50 , insalate con lo sconto del 30 per cento ed i prelibati lampagioni a un prezzo scontatissimo. Un'occasione per fare il pieno di convenienza, per conoscere le produzioni locali e per acquistare prodotti genuini e gustosi a prezzi estremamente convenienti.
Intanto dalla Coldiretti giungono notizie positive per gli olivicoltori salentini. «Finalmente in Europa non sarà più possibile spacciare come made in Italy l’extravergine ottenuto da miscugli di olio spremuto da olive provenienti da altri Paesi, anche extra-comunitari, senza alcuna informazione per i consumatori». Pantaleo Piccinno, presidente di Coldiretti Lecce e della organizzazione di produttori Coopolio, nonché consigliere nazionale di Unaprol, commenta con soddisfazione il provvedimento del Comitato di gestione olio d’oliva dell’Unione Europea (operativo dal 1 luglio). «L'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle olive impiegate nell'extravergine – spiega Piccinno – è una risposta coerente alla necessità di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori comunitari e di combattere truffe e sofisticazioni, purtroppo molto diffuse in Puglia. Una necessità per un Paese come l’Italia che nel 2008 ha importato circa 500 milioni di chili di olio di oliva. Importazioni che in assenza di etichettatura si confondono con la produzione nazionale che è stata pari a poco più di 600 milioni di chili, in aumento del 10 per cento rispetto allo scorso anno e di alta qualità. Una situazione che ha avuto un forte impatto negativo sui prezzi pagati agli olivicoltori, crollati del 30 per cento al di sotto dei costi di produzione, mettendo a rischio il futuro del settore». Un provvedimento che è una prima risposta importante alla crisi che sta attanagliando l’olivicoltura salentina e che farà sicuramente emergere sui mercati nazionali ed internazionali le eccellenza produttive del Tacco d’Italia. «Oltre a questo provvedimento dell’Unione Europea – precisa - aspettiamo anche risposte concrete da parte delle istituzioni nazionali che possano contribuire ad alleviare la grave crisi del settore. Tra queste il provvedimento che dovrebbe estendere le agevolazioni oggi concesse al settore del fotovoltaico anche all’utilizzo per fini energetici dell’olio lampante d’oliva». Con i suoi 12 milioni di piante, tra cui molti ulivi secolari, cultivar autoctone d’eccellenza come la Cellina di Nardò e l’Ogliarola, con i suoi circa 90mila ettari e i suoi 60mila operatori ed una dop, la Terra d’Otranto, il settore olivicolo è l’architrave dell’economia agricola salentina. «Coldiretti e Coopolio plaudono quindi a questa iniziativa che va nella direzione della valorizzazione dell’olio made in Italy. Siamo certi – conclude Piccinno - che le nostre produzioni locali, espressione di un territorio variegato e ricco di tradizioni, possono avere la meglio su produzioni di altri Paesi, appiattite ed omologate da processi produttivi industriali sempre più standardizzati».