LECCE | Il momento di prendere una decisione è arrivato. I rifiuti del tre ambiti territoriali potrebbero finire, alla fine del ciclo, all'interno di un impianto di cdr, combustibile da rifiuto. L'unico nel Salento, che si trova a Cavallino, in un territorio dove buona parte dei rifiuti viene raccolta, stoccata, e poi smaltita. E proprio questa mattina, in prefettura, il maxi vertice fra Ato Lecce 1, 2, e 3, esponenti della Regione e della Provincia ha dato i suoi risultati. Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, cominciata circa mezzora dopo le dieci, i componenti delle istituzioni locali preposte a risolvere il problema hanno trovato un accordo. Che è stato messo nero su bianco, a garanzia che le «promesse», se così possiamo chiamarle, che ne sono scaturite, possono di fatto dimostrare che quella di Gemini di Ugento, fra qualche mese, sarà una discarica chiusa. L'ingresso della Prefettura è quello di Palazzo dei Celestini, dove questa mattina, già attorno alle otto, hanno fatto capolino le personalità civili che presidiano Burgesi, la discarica dove fino a qualche settimana fa, sono stati conferiti i rifiuti del bacino territoriale Ato Lecce 3. Quelli del Capo di Leuca, per intenderci. Una discarica che di fatto è andata avanti fino a fine dicembre, «e che ora è ormai piena» dicono gli esponenti del comitato, che promettono barricate nonostante l'accordo mirato a programmarne la chiusura. «Perché i rifiuti - sottolinea Mario Ricchiuto, responsabile del comitato 'Burgesi pulita' - non possono essere conferiti. Ugento ha già pagato un prezzo alto». Dopo giorni di protesta, coordinata e pacifica, in contrada Burgesi, al largo del territorio di Gemini, frazione di Ugento, fra Presicce e Acquarica del Capo, i cittadini sono ormai sul piede di guerra. Perché per loro «la discarica non si deve più aprire». Il protocollo d'intesa è giunto nel primo pomeriggio, dopo una lunga attesa, ed è stato sottoscritto dal presidente dell'Ato Lecce 1, Gianni Garrisi (dei comuni del nord Salento), dal presidente dell'Ato Lecce 2 e sindaco di Botrugno, Silvano Macculi (comuni di Gallipoli, e centro Salento), dal presidente dell'Ato Lecce 3, Donato Martella, oltreché dal sindaco di Ugento, Eugenio Ozza, il vicepresidente della Regione, Sandro Frisullo, e il presidente della Provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino. Quest'ultimo, voce ufficiale di quanto in via preliminare diffuso in primo momento dapprima dal presidente dell'Ato 1, e poi dall'assessore provinciale con delega all'Ambiente, Gianni Scognamillo. Il ciclo di produzione prevede che i rifiuti dell'Ato 3 siano raccolti nella discarica di Burgesi fino al mese di giugno, mentre i rifiuti dell'Ato Lecce 2 dovranno trovare accoglienza nella discarica ugentina fino al 31 gennaio. Termine entro il quale la Regione solleciterà la messa in funzione degli impianti per lo smaltimento che, stando alle parole del presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino, «dovranno entrare a pieno regime». Ma che fine faranno, dopo il 31 gennaio i rifiuti dei comuni facenti parte il bacino dell'Ato Lecce 2? Qualora il processo di smaltimento dovesse partire, i rifiuti dell'Ato 2 andranno dapprima a Poggiardo, nell'impianto della Sud Gas, dove subiranno una fase di suddivisione della parte secca dall'umida. Poi, la parte secca andrà nell'impianto di biostabilizzazione di Cavallino che è in grado, stando a una prima ipotesi che dovrà essere avvalorata da una perizia tecnica, di contenere i rifiuti di tutte e tre le Ato, cioè di tutti i 97 comuni della provincia. Il rifiuti secco, una volta biostabilizzato diventerà combustibile da rifiuto, e sempre a Cavallino, nell'altro impianto quello per il cdr, troverà il suo processo finale. La parte umida, invece, non ha ancora trovato «casa». Al vaglio ci sono diverse ipotesi, che dovranno essere valutate congiuntamente da Regione e Provincia. Una ipotesi è quella che il rifiuto sia portato nelle discariche del barese, come Trani. Ma sorge il problema della discarica Burgesi. Uno studio condotto dagli operatori dell'Ato, commissionato dalle istituzioni, ha stimato che all'interno della discarica Burgesi, ci sono circa 40mila metri cubi di superficie da utilizzare. Una stima che però va contro quella fatta dai componenti dei comitati cittadini di protesta, che hanno valutato la possibilità di depositare fino a sette, forse 8mila metri quadri di rifiuti. In entrambi i casi, le stime escludono la possibilità di utilizzare la volumetria in altezza, come confermato dallo stesso sindaco del paese, Eugenio Ozza. I cittadini contestatori, a questo punto, dovrebbero concludere lo sblocco. Ma chi garantisce loro che di fatto non si andrà avanti oltre le due date di scadenza? E poi, se il ciclo di smaltimento dovesse bloccarsi, per un qualche motivo, come la mancanza di fondi per la realizzazione? A questa domanda, la risposta la dà il presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino, che al termine del vertice ha incontrato le delegazioni di cittadini in rappresentanza delle diverse comunità di protesta popolare: «La prima cosa da fare - sottolinea il presidente Pellegrino - è monitorare lo stato di avanzamento dei lavori degli impianti a regime, per il quale è richiesto l'ausilio dei cittadini. La cosa che posso promettere - spiega ancora Pellegrino - è la massima trasparenza. A questo dovrà aggiungersi una campagna di monitoraggio costante delle falde acquifere». Falde che, a detta dei componenti dei comitati di protesta, sono inquinate. Fra le tante cose, non si parla della discarica di Castellino, quella in territorio di Nardò, che anche in quella comunità in questi giorni ha visto insorgere gruppi di persone che si sono trovati dinanzi ai cancelli della discarica chiusa, solo per aver sentito alcune ipotesi circa una sua possibile riapertura. Ma il sindaco della città di Nardò, Antonio Vaglio, questa mattina non ha presenziato al vertice, che invece è stato mirato a capire in che modo possa essere sfruttato quello spazio ancora libero in discarica Burgesi. Intanto, nelle scorse ore, si è continuato a smaltire i sacchetti dell'immondizia, coniando soluzioni «fai da te». A Presicce, ad esempio, nella notte sono stati incendiati ben quattro cassonetti. A Tricase, invece, il sindaco della città, Antonio Musarò, che fra l'altro questa mattina era presente al termine dell'incontro, ha raccolto i rifiuti all'interno dei cosiddetti «scarrabili», i container che si trovano alla periferia del paese. Ora, si tratterà di capire se i contestatori che occupano contrada Burgesi, domani mattina, siano disponibili a far passare gli autocompattatori, oppure se continueranno la loro protesta con il blocco. Qualora non fosse così, come già previsto anche dal presidente provinciale Pellegrino, potrebbe essere chiesto l'intervento delle forze di polizia.