GAGLIANO DEL CAPO | Con tre pagine di relazione, il pubblico ministero Angela Rotondano ha richiesto al gip l'archiviazione di un caso di presunta violenza sessuale da parte di un 33enne nei confronti di un bimbo di appena 9 anni. Il fascicolo d'inchiesta, decorsi dieci giorni dalla richiesta di archiviazione, se la famiglia non si opporrà, allora sarà definitivamente archiviato. Nell'inchiesta un uomo fu accusato di un pesante reato, quello di violenza sessuale su minore.
I fatti risalgono alla primavera del 2008, quando dall'oratorio della parrocchia di San Rocco a Gagliano del Capo uscì un ragazzino di nove anni che andò dalla famiglia, dai genitori, a raccontare di certe violenze che avrebbe subìto all'interno della struttura ricreativa. Accadde il 26 marzo dello scorso anno, tanto che la famiglia del bimbo si rivolse ai carabinieri della stazione di Gagliano. La Procura aprì l'indagine e notificò l'informazione di garanzia il 17 aprile scorso, dalla quale però nel corso delle diverse fasi, sorsero alcune contraddizioni, tanto che ora l'inchiesta potrebbe essere archiviata.
Secondo i fatti, S.C., 33enne, di Gagliano del Capo, quel giorno non si trovava all'interno dell'oratorio, ma sul posto di lavoro, che si trova distante dalla struttura cinque chilometri. I colleghi di lavoro hanno confermato che l'uomo, difeso dall'avvocato Cosimo Casaluci, dello studio legale Casaluci-Galante-Spagnolo, si trovasse con loro. Il 33enne, a detta poi del parroco, che pure è stato ascoltato, non avrebbe mai frequentato quella parrocchia, figuriamoci se avesse mai avuto a che fare con l'oratorio.
Dunque, non solo l'incidente probatorio, ma anche le testimonianze di vari cittadini della comunità ascoltati farebbero ricadere ciò che gli è stato contestato. Ad avvalorare, poi, la tesi della difesa, c'è pure la relazione di una trentina di pagine, redatta dalla dottoressa Rossella Fatano, consulente tecnico d'ufficio, che ha ascoltato il ragazzino e la famiglia, tanto da far emergere situazioni di disagio. La famiglia, infatti, a quanto è dato di sapere, vivrebbe una situazione disagiata con sette figli da mantenere. E quello del ragazzino, che sarebbe stato rinchiuso a chiave all'interno di una stanza dell'oratorio, in realtà, potrebbe essere un gioco mal riuscito. Quei segni di sangue di cui si è fatto nota che il minore avrebbe riportato all'altezza dell'inguine, non sarebbero da ricondurre a quella presunta violenza sessuale. Per questo motivo, l'indagato risulterebbe estraneo. C'è poi da dire, che durante certe deposizioni, gli amici del bimbo di nove anni si sarebbero contraddetti, dicendo che quel giorno stavano a scuola, quando invece la scuola era chiusa perché a cavallo dei giorni delle ferie pasquali.